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Denominazione : Chiesa di San Pietro
Descrizione : Di fondazione precedente al XV secolo, conserva dipinti settecenteschi .
Altre opere d'arte sono attualmente nel Museo diocesano di arte sacra di Rossano , tra le quali la preziosa doppia "icona della Odigitria", di fattura candiota, del XV secolo ,
un tempo venerata nell'abbazia bizantina di Santa Maria del Patire, offerta dall'abate Atanasio Calceopulo, e trasferita, con altri importanti cimeli del cenobio, nella chiesa
coriglianese dal padre basiliano Valentino Marchese, dopo la soppressione dell'abbazia nel 1809. Sotto la giurisdizione della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo ricadono la
chiesa di Ognissanti, quella di Santa Chiara, e quella di Sant'Agostino, ubicata nel Castello, a cui si aggiunge la cappella dell'Addolorata, affidata alla "Congrega di Maria
Santissima dei Sette Dolori".
Indirizzo : Piazza Castello
[Uno straordinario documento storico del 1884 che ho tratto dal libro
CRONO-ISTORIA di Corigliano Calabro di Giuseppe Amato]
CHIESE — COSE NOTEVOLI IN ESSE ESISTENTI
Il Pugliese dice: In Corigliano vi sono intorno a venticinque
Chiese, delle quali cinque sono Parrocchie. Ora però se ne contano 17 aperte al culto divino, e le parrocchie sono
ancora cinque. Qui pure a misura della loro fondazione, mi farò a descriverle con tutto ciò che di prezioso,
di raro e di bello hanno. La prima Chiesa è
quella di S. Pietro, la quale fu fabbricata ove ora trovasi il Castello nel 45. di G. C. e le
sue fondamenta ne furono buttate da San Marco Evangelista,come dissi, nel Capitolo 4° e perché angusta, e perché in quel
luogo doveano innalzare il Castello, fu abbattuta e fabbricata ove attualmente trovasi. È, una delle più
grandi Chiese dì Corigliano, ed era ufficiata da quaranta sacerdoti circa; oltre al Proposito. Era Colleggiata, come scrisse l'Abate
Ughelli, Oppidum nobilissimum est
Coriolanum, Ubi Colleggiata Ecclesia,
cui praest Prepositus, cuius servitio plures Sacerdotes adscripti sunt, Ha un prospetto di ordine composto, con tre porte: il suo interno
è formato da una grande Navata, ed a destra e sinistra da due mezze navate, con pilastri ed archi di ordine Corinzio, e Cappelle fra
essi. Sopra gli archi e pilastri v'è un cornicione dello stesso ordine, e così largo, da dare agio a potervi
benissimo camminare. Il suo Cielo è a vòlta , e nel mezzo tiene un bellissimo affresco rappresentante Gesù che consegna le chiavi a
Pietro. Entrando dalla porta grande a sinistra, trovasi il Battistero su di un piazzaletto, che si solleva dal
piano della Chiesa per un gradino, chiuso da una balaustrata di legno. A mano sinistra v'è l'altare del Crocifisso con S.Marco
Evangelista, ove i nostri padri celebravano la messa coll'orazione di cui parlai al Capo 4°. In questo quadro
si nota il Crocifisso per la sua bella e compassionevole espressione. Dopo quest'altare sta una Cappella sfondata, chiusa da una
balaustrata di marmo bianco impellicciata a diversi colori; l'altare col suo Paleotto sono dello stesso marmo
e nella stessa maniera impellicciati. È dedicata alla Madonna dei Suffragi; il quadro è bellissimo ed opera di egregio pennello. Notevoli sono i quadri di S. Giuseppe e della Madonna Dell’Infermi,
per colorito, finezza e penombre. Alla mano sinistra ed in fondo, su di un piccolo altarino si
conserva,chiuso in cornice di legno dorato, e con grande lastra il quadro della Madonna del Patire. Quest'immagine fu portata in
Corigliano dai fu D. Valentino Marchese, dal famoso Monastero del Patire, dopo la soppressione del 1799,
ed è quello istesso quadro che Ruggiero Bosso fé dipingerenel 1086, su tavoletta. Dire di quanta e quale bellezza esso sia è
superiore alle mie forze, basta vederlo per restarne incantati: al di dietro di questo quadro, e sulla
medesima tavoletta, su cui è dipinta la Vergine, vedesi un Crocifisso che Apelle e Raffaello non avrebbero meglio fatto. Sul capo della
Vergine sta una mezza corona d'argento massiccio,con quattro grosse pietre, due Rosse e due Verdi; ed
una simile corona, con le stesse pietre, ma più piccole, stà sul capo del Bambino, tenuto in braccio dalla Madonna. Attorno il collo
della Vergine, pendeva un filo di grossi Granatoni,di un'acqua purissima, ora vi stà un filo di
Granatoni di nessun valore. Sul petto pende una lamina di argento dorato, lunga centimetri cinque, e larga quattro, su cui vedesi una
retina di metallo nero meravigliosamente intessuta, sulla quale erano incastonate sette miniature, ora sono
rimaste sei, così mirabilmente eseguite, che, credo, non trovarsene l'eguali, ed avere un valore immenso, che descriverò alla meglio —
Quella che stà nel mezzo a’ due puttini armati di arco e turcasso pieno di freccie; uno di essi stà in atto
di scoccare un dardo; l'altro, coll'arco alla sinistra, e colla destra svia il colpo del compagno. Ambo sono alati e poggiano su prato
fiorito. Su di essi stà una scritta ad arco che dice:Combat Heureux, cioè — Combattimento felice.
La 1° miniatura a sinistra della precedente, à un puttino alato,
con arco e feretra, in atto d'incedere; con la dritta mano poggiata su d'un palo, al quale è attorcigliata
una vite; la sinistra tiene un piccolo quadrato, nel quale è designato il numero romano I, e di sopra la scritta: Une
seule; cioè — Una sola.
La 2° à un puttino
alato piegato in atto di rotolare un globo, e stà poggiato col dorso ad un albero, e sopra ha il
motto: Avvouse Uxumnet; non s'è potuto
interpetrare.
La 3° à un puttino con ali, con le mani giunte, fra le quali stà una fiaccola, e sopra la scritta : Preust au Retour —
Sollecito a ritorno.
La 4° pure à un puttino alato, in atta di correre velocemente,con l’arco teso, sul quale stà una freccia, ed il motto: Amour
Passe Tout, ossia — Amore vince tutto.
La
5°à un puttino alato con un palo nelle mani, sul quale stà una graticola di ferro, con dei pezzi di legno
accesi,ed in atto di camminare e sopra la scritta: Secour Menuit — Mi aiutò di molto. Dalla lamina di
argento dorato scende un pendente a forma di vaso etrusco trasparente, e ripieno quasi a metà
d’una materia in polvere di un colorito giallognolo. Su di una faccia di questo pendente stà un S. M. e sull'altra un M. In oltre
vi erano sei anelli antichi, ora ve ne sono cinque,con pietre finissime, e fra questi anelli uno con un
grosso Rubino alternato da cinque diamanti. Il Bambino ha pure un anello con pietre antiche e finissimo, e due crocette di oro
massiccio, sulle quali stanno incastonate sei grossi smeraldi. Con dolore però debbo dire, che per ornare
l'immagine di questi gioielli, hanno guasto due dita della mano destra e le due parti opposto del collo della Vergine e del Bambino,con
conficcarvi chiodi, ai quali appesero i gioielli, nulla curando che, ciò facendo, un dipinto così prezioso e
perla finezza del pennello e perché conta 799 anni, verrebbe a maltrattarsi. L'altare Maggiore si solleva su di un piano alto, più
di quello della Chiesa, per due gradini, formando un piazzale ben grande, il quale si avanza fino all'ultima arcata, tutto chiuso
da una balaustrata di legno, e su di esso piazzale s'alza per tre gradini l'altare, il quale è di stucco, e su
due corni tiene due statue a mezzo busto, rappresentanti una S. Pietro, e l'altra S. Paolo, così bene scolpiti nel legno, e tirate al naturale che incantano. Nel mezzo dell'altare trovasi la
Custodia, tutta d'ebano intarsiata con stupendi lavori di bronzo dorato, e di questo metallo è la statuetta,
del SS. Redentore, posta sulla porticina della Custodia; dono fatto alla Chiesa di San Pietro dal Duca
Agostino Saluzzinel 1648. Dietro quest'Altare si trova un coro, una volta bellissimo; in uno stipetto praticato dietro l'Altare Maggiore, ammucchiati, impolverati, rotti e guasti si conservano moltissime
teche di legno stupendamente ed artisticamente lavorate, che racchiudono un immenso tesoro di reliquie
di Santi. In un armadio della Sagrestia, chiuso a chiave, ben conservato, trovasi la teca di legno, ricoperta di lamina di argento, e con cristallo, la quale chiude l'anello, che l'Eremita Nilo mostrò a Ruggiero Bosso, sulla spiaggia di Rossano,come dissi
altrove. Quest'anello è di una materia blu-nero, che non ò potuto sapere, cosa sia, e porta
scolpita con mirabile magisterio, e così bene rilevata la Verginecol Bambino in braccio, che non può essere né più precisa, né più
bella, e credo, che i più abili Artefici non ne potrebbero eseguire l'uguale. È chiusa tra un cerchio
grossissimo di ottone. Gioia di valore inestimabile è questo anello, sì per la provenienza, sì per la scultura e per l'antichità. Nella
sagrestia vi sono lavori di legno a bassorilievi bellissimi ed inapprezzabili, rappresentanti i Profeti
ed alcuni fatti del vecchio Testamento, ora però un po' guasti. Notevole è il quadro di San Basilio, opera pregievole e pel pennello e per l'antichità.
[per rendere più semplice e rapida la lettura del documento ho ritenuto opportuno apportare sul testo originale
solo poche modifiche per "svecchiare" alcuni elementi grafici]
Giovanni Scorzafave
Giovanni Scorzafave
la Chiesa di San Pietro e Paolo (XI sec.).
La facciata, di stile neoclassico, è caratterizzata da due ordini sovrapposti: quello inferiore scandito da sei lesene rettangolari sormontate da capitelli, quello superiore da quattro paraste. Tra queste una grande trabeazione con sopra un timpano. Il portale centrale, che si conclude con un timpano, presenta due cornucopie laterali e le chiavi simboli dell’apostolo Pietro.
La pianta è divisa in tre navate da due file di colonne con decorazioni barocche. All’estremità della navata sinistra si erge la torre campanaria che all’ultimo piano presenta, sul lato nord, un orologio. Di notevole valore storico artistico: un fonte battesimale del seicento con stemma (ricavato da un antico capitello di Sibari); l’altare maggiore con paliotto a tarsie marmoree policrome (sec. XVIII) e, su delle mensole, due busti in legno di S. Pietro e S. Paolo. Seguono tele settecentesche come Immacolata con due santi Madonna del Rosario con santi, un San Leonardo ed una Annunciazione. Nella navata di destra, altre due tele settecentesche di autore ignoto: Madonna con Bambino e santi e Crocifissione. Accanto ad esse, due dipinti di Nicola Domenico Menzele: Sacra Famiglia (1762) e Madonna del soccorso (1763).
Sulla volta della navata centrale, una tela raffigurante Cristo che consegna le chiavi all’apostolo Pietro. Nel presbiterio un olio su tela proveniente dall’abbazia del Patire,San Basilio abate. Particolarmente interessante il coro in legno restaurato nel 1902 e composto da 22 stalli e da un trono centrale.
Appoggiato all’ultima colonna di destra, un pulpito sormontato da baldacchino sul quale troneggia lo stemma della città.
Opera più importante della chiesa è la tavola de Odigitria (XV sec.). Opera dipinta su tutte e due i versi: la Madonna Nèa Odighitria (fronte)
e Crocifissione (retro).
(Pro Loco di Corigliano Calabro)
Interno della Chiesa
Anche un mio antenato tra i tanti Primiceri di questa chiesa:Francesco Scorzafave, dal 26 marzo del 1775 al 20 gennaio del 1799. Dottore in Sacra Telogia, morì a Napoli il 1799.
1902- San Pietro - Lavori di restauro
(Il Popolano n. 6 del 4 giugno 1903
Accennammo altra volta ai lavori di restauro, eseguiti nella nostra chiesa di S. Pietro, a cura precipua del preposto Guzzomio. Essendo tali restauri bellamente compiuti
nella navata principale e in parecchie delle cappelle, ci corre l’obbligo di porgere una sincera lode, oltre che ai pittori Cavallo e Maresca, al capo d’arte Spadaro
Bonaventura, che diresse i lavori e si distinse specialmente nella costruzione del grandioso ponte trasportabile, su cui si potè restaurare comodamente l’altra volta della
navata e del coro. Lo Spadaro è anche abilissimo nei lavori di stucco che nella detta chiesa, furono tutti da lui eseguiti
Un nuovo Sacerdote
(Il Popolano n. 1-2 del 30 gennaio 1904)
Il 25 dello spirato mese di dicembre, in questa chiesa di San Pietro, avemmo una bella, edificante cerimonia; il reverendo don Antonio De Rosa celebrò la sua prima messa in
Corigliano, sua patria.
Vi assisteva una quantità di amici, che festeggiarono con la più schietta cordialità il nuovo giovane sacerdote, da tutti ben amato e stimato per la sua indole buona e mite e per la sua vasta cultura.
La presentazione fu fatta dal chia.mo prof. don Antonio Di Napoli, il quale pronunziò un brillante discorso sulla missione del sacerdote.
Il numeroso uditorio, che seguì, con religiosa attenzione, la parola agile ed elegante dell'oratore, rimase commosso poi dalla chiusa del discorso, la quale fu uno splendido inno all'opera del vero sacerdote, che, secondo l'oratore, è padre al fonte battesimale, al confessionale e al momento solenne della morte.
Anche il 24 a sera, farei male ad ometterlo, il neo-sacerdote De Rosa pronunziò un discorso d'occasione, dando bella prova del suo ingegno e della robustezza della sua cultura, della quale ultima va dato anche merito al prof. Di Napoli, che gli fu dotto, diligente e affettuoso maestro.
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